Ombre
Perché è speciale?
La piccola Marall accompagna i genitori a una cena in cui tutti gli adulti si comportano in modo molto strano. Nel corso della serata scoprirà un’ombra misteriosa che si aggira per la casa.
Il corto si apre con immagini che a poco a poco generano straniamento, segnando un certo tono irreale e rafforzando l’idea che ci troviamo sempre davanti a una finzione.
Così il racconto si dispiega per accedere a diversi spazi della verità sul caso, a mo’ di rompicapo che mette in risalto le forme strutturali del racconto per l’indagine della piccola Marall, così come la costruzione e la creazione di una finzione da diverse prospettive. La principale è l’apparizione di un’ombra che si aggira per la casa e incuriosisce la piccola, la quale cerca di dirlo ai genitori senza successo.
Il corto è interessante, anche se alla fine resta al di sotto delle sue ambizioni riflessive, che finiscono per pesare più della sua stessa finzione.
Sul piano visivo, il regista svedese Jerry Carlsson cerca di impregnare il suo corto di elementi cinematografici che apportino un discorso e ci facciano riflettere. Nasce così uno spazio che espone la finzione attraverso certi aspetti irreali come l’ombra e, allo stesso tempo, colloca la storia nel presente, nella località in cui si svolge l’azione e soprattutto in una comunità condizionata da una festa in cui tutti si comportano come automi, davanti alla perplessità della piccola Marall. Ma ancora più rilevante è il modo in cui Jerry Carlsson usa i mezzi di comunicazione, con uno sguardo molto interessante e azzeccato sulla manipolazione emotiva attuale e sulla possibilità di costruire mostri dal nulla, per mettere alle strette il suo principale sospettato attraverso una finzione che lui stesso va creando in tutte le sfere, sapendo che oggi verità e menzogna sono concetti che hanno perso, in gran parte, il loro senso. La nuova finzione risiede in quella che si costruisce mediaticamente e pubblicamente, che sia vera o no.
Per concludere dirò che mi ha sorpreso la musica “Fiesta en los Andes”, ideale per una specie di ballo/rituale che mi ha aiutato a capire meglio il corto, dato che è una musica che si usa spesso nelle cerimonie di purificazione, per esempio nei riti in onore degli antenati e dei defunti. Vederli ballare mette i brividi.
Marall, spaventata da tutto ciò che la circonda, si sente legata alla donna che, guarda caso, avevano cacciato poco prima.
Se permettete, vorrei dedicare questo scritto ad “Ariadna”, un’amica speciale.
Fantastica la scena in cui Marall indovina dove si trova il cadavere dell‘“ombra”. La piccola viene scoperta dal padrone di casa, che le chiede “Cosa ci fai qui?”, ma Marall dimostra di avere un pensiero libero rispondendo in modo intelligente. Alla fine i genitori decidono di andarsene e, quando sono già in macchina, Marall vede la sua amica che se ne sta andando anche lei; si sorridono mentre si salutano con la mano, nello stesso modo in cui lei faceva con l’ombra… rallegrandosi.
UN’OPERA D’ARTE “SPLENDIDA”.
Robingato